Parafrasando una frase famosa del glorioso ventennio (cui ormai manca poco, in molti sensi, al suo raggiungimento) "Berlusconi traccia il solco, il giornalista di famiglia lo difende". Nell'editoriale odierno, sul giornale di famiglia (e quindi uno dei pochi obiettivi!), il gladiatore della libertà Vittorio Feltri elabora in termini semplici un teorema fondamentale della politica berlusconiana (vedi più in basso l'intero editoriale):
i magistrati fanno politica quando usano le manette per eliminare Berlusconi, scelto dagli italiani per governare, e mandare al suo posto la sinistra.
Non a caso a Feltri sfuggono alcuni ragionamenti, che la solita ben studiata semplificazione porta a distorcere completamente la realtà.
Se il politico invece di fare politica pone in essere comportamenti illegali, questa non è più politica ma attività criminale che diventa oggetto della magistratura.
Con tre gradi di processo ed una delle legislazioni più garantiste del pianeta, soprattutto nei riguardi di chi ampia disponibilità economica, Berlusconi non può eccepire niente. Infatti, a parte il solito soliloquio delle "toghe rosse", e numerosi processi portati avanti da centinaia di magistrati (inquirenti e giudicanti) solo il più colossale complotto della storia potrebbe giustificare razionalmente la sua assoluta innocenza.
Complotto che, dopo 15 anni, non si è mai risolto in una sola denuncia. Quindici anni, centinaia di persone, e mai una sola prova, una sola denuncia, un solo pentito?
Ulteriore semplificazione, importantissima, è il sillogismo "si toglie di mezzo Berlusconi per mandare al governo la sinistra".
Allora il PDL è soltanto Berlusconi?
Gli elettori del centrodestra votano solo perchè c'è Berlusconi?
Se fosse davvero così allora la democrazia italiana è davvero poca cosa, o almeno la politica del centrodestra. Basterebbe questo a giustificare davvero un governo della sinistra, che non si risolve in un'unica figura salvifica e miracolesca.
Altra falsa verità che viene ripetutamente gridata è che la magistratura perseguita Berlusconi da quando è entrato in politica (menzogna a supporto della menzogna principale, quella delle "toghe rosse" che fanno politica).
Basta andare su wikipedia per verificare la situazione giudiziaria del premier, non contestata da nessuno.
Nel 1979 ha la prima visita della GdF, il capo pattuglia pochi mesi dopo si licenzia e va a lavorare come avvocato per Fininvest. Completano il curriculum una condanna per favoreggiamento ed un posto in parlamento per Forza Italia.
Nel 1983, causa pericolose frequentazioni, è posto sotto indagine ed intercettazione per traffico di stupefacenti.
Come dovrebbe essere noto è stato condannato per falsa testimonianza nel 1990 in seguito alla sua iscrizione alla loggia massonica deviata P2. Reato estinto per amnistia.
Questo prima della sua discesa in campo.
Successivamente ha goduto di una seconda amnistia per falso in bilancio, tre sentenze di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, cinque assoluzioni, due sentenze che riconoscevano di non doversi più procedere perchè il fatto non era più previsto come reato ( c.d. "leggi ad personam").
Giusto per precisare altre false verità: quella sui cento e più processi (poco più di una decina) e sulla sua assoluta innocenza.
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Da "IL GIORNALE" di lunedì 16 novembre 2009
L`EDITORIALE SE LA GIUSTIZIA FA POLITICA NON FA GIUSTIZIA di Vittorio Feltri
lI professor Ernesto Galli della Loggia, ieri, col suo editoriale ha illumìnato il Corriere della Sera e, ci auguriamo, i suoi lettori. Titolo del pezzo:
«Se il Paese finisce in un vicolo cieco». In effetti siamo alla paralisi, e questo nel nostro piccolo lo abbiamo scritto più volte anche noi col risultato apprezzabile di renderci antipatici.
Ciò che impressiona nell`analisi di Galli della Loggia è la freddezza e la lucidità.
Ne propongo un passo decisivo.
«Attenzione: non sto accusando la magistratura di essere "politicizzata". Sto dicendo un`altra cosa: poiché il semplice fatto che il presidente del Consiglio sia raggiunto da un avviso di garanzia, inquisito o addirittura portato in giudizio, poiché questo semplice fatto possiede un`indubbia e drammatica valenza politica, e poiché negli ultimi quindici anni è capitato che chi ha il potere di porre in essere un tale fatto, cioè la magistratura, lo ha posto in essere in un modo o in un altro oltre un centinaio di volte, è difficile negare, di conseguenza, che nell`Italia di oggi essa abbia pienotitolo ad essere considerata alla stregua di un attore politico vero e proprio».
Traduco per gli avventori della Trattoria Falconi in Ponteranica: la magistratura non è politicizzata, ma fa politica quanto un partito e usa mezzi impropri, quali la minaccia delle manette e centinaia di inchieste giudiziarie, allo scopo di eliminare Berlusconi che vincendo le elezioni e governando il Paese impedisce alla sinistra di farlo al posto suo.
Mi scuso col professore per la brutale semplificazione, ma quando ce vo` ce vo`. E un fatto che Galli della Loggia ha centrato il problema, e a lui succede spesso, meno o mai alla maggioranza dei suoi colleghi del Corriere. Ora si tratterebbe di convincere anche il direttore Ferruccio de Bortoli, mio caro amico, che dire le cose come stanno non significa essere berlusconiani né far pendere il Corriere a destra, ma semplicemente informare i lettori dei motivi per cui il premier cerca di proteggersi con leggi considerate ad personam, dalle Procure e dai giudici. Lo fa non per sottrarsi ai processi ma per impedire che i processi siano utilizzati quali strumenti non già di giustizia bensì di politica.
E evidente. Se un imprenditore ha costruito un impero in oltre trent`anni di lavoro senza essere sfiorato dalle toghe, poi si butta in politica e, da quel momento, gli toccano oltre cento procedimenti giudiziari, portati avanti con accanimento, è impossibile pensare sia tutto giusto.
Galli della Loggia ha messo il dito nella piaga: la magistratura è un partito. E se è un partito, ovvio che Berlusconi se ne difenda con il suo partito, il Pdl, tentando di ristabilire un minimo di equilibrio in una battaglia assolutamente politica. Peccato che alcuni alleati del Cavaliere non abbiano capito il concetto o facciano orecchie da mercante; idem l`opposizione che da questa anomalia trae vantaggi. Sicché non si trova una via di scampo.
I finiani si sono scoperti formalisti e adoratori delle norme pur di non dare una mano al premier; Napolitano rimpiange addirittura i compagni delle Frattocchie; Bersani se ne infischia. E Berlusconi è solo contro un esercito di giudici.
A nessuno viene in mente che da una situazione di emergenza si esce soltanto con una iniziativa d`emergenza, fosse anche una legge su misura che riconduca alla normalità indispensabile per restituire, poi, la giustizia alle sue vere funzioni con una riforma radicale, in maniera sia al servizio del Paese e non della politica. Che va fatta in sedi diverse dai-tribunali.
Questa è la soluzione. Altrimenti si andrà di nuovo alle urne. Per disperazione.
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