Italia e Vaticano violano i diritti umani

>> mercoledì 18 novembre 2009


La recente sentenza sul crocifisso nelle scuole (che, ricordiamo, non ordina la rimozione del crocifisso nelle scuole, ma impone il risarcimento alle famiglie "non cattoliche" per la violazione del diritto di non essere costretti a soggiacere al crocifisso) viene immediatamente seguita da una seconda sentenza "europea" passata al momento sotto silenzio.
Lo Stato italiano è stato condannato al termine di una lunga vicenda riguardanbte un professore di filosofia del diritto estromesso dalla sua cattedra all'Università del Sacro Cuore decisa nel 1998 per incompatibilità del suo insegnamento con la dottrina della chiesa cattolica.
Il professor Lombardi Vallauri, tra l'altro, ebbe l'ardire di affermare ad un convegno ”invece che rieducare il reo, come sarebbe giusto, l’inferno lo condanna a una pena eterna, senza scampo. Nemmeno Dio esce bene da questo suo parto. Fa la figura di un padre che chiude i suoi figli reprobi in una stamberga orrenda e poi butta via la chiave, per sempre! L’inferno decreta il fallimento totale della pedagogia di Dio”.
Così, dopo vent'anni di insegnamento ed un'apposita convocazione in Vaticano, il professore non si vide rinnovato l'incarico.
I vari gradi della giustizia italiana sostanzialmente gli diedero torto, rinviando semplicemente al Concordato e quindi al buon diritto del Vaticano di fare ciò che meglio preferisce per quanto riguarda l'insegnamento e la gestione dei docenti.
La corte europea ha invece condannato l'Italia, per aver violato la libertà di espressione del professore ed il suo diritto ad un giusto processo, insomma:
non basta appellarsi al concordato oppure all'icona di Giovanni Paolo II° per calpestare diritti inalienabili di libertà e di giustizia che ad ogni cittadino devono essere riconosciuti, anche se ciò non piace al Vaticano e a quella parte della politica che ha abdicato in suo favore ogni ragionamento e decisione.

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No B Day ed i soliti tentennamenti del PD

>> martedì 17 novembre 2009


Mentre negli stessi giorni l'intero PD, a partire dal neo segretario Bersani, minaccia le barricate in Parlamento per impedire l'ennesima legge ad personam per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi, con la conseguenza non indifferente per l'intera comunità nazionale della contemporanea eliminazione di decine e forse centinaia di migliaia di processi che vanificheranno le richieste di giustizia di centinaia di migliaia di italiani,
allo stesso tempo il PD esita ad aderire ad una manifestazione che solo su facebook ad oggi ha raccolto più di 280.000 adesioni.
La motivazione ufficiale è che "il PD non aderisce alle manifestazioni: le fa".
Allora le faccia e non abbia paura, come già ai tempi dei "girotondi", dei momenti di democrazia che vengono dal basso.
Non esiti e non abbia paura il PD di essere tacciato di "antiberlusconismo", per i suoi potenziali elettori è assai peggio essere considerati "tiepidi" nei confronti di Berlusconi.
Un paese civile non può essere impiccato per quindici anni alle vicende ed alla volontà di un vecchio e chiacchierato leader.

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Ecco perchè Berlusconi voleva fermare Report?

>> lunedì 16 novembre 2009


Report è una delle poche trasmissioni televisive dove davvero si fa informazione pubblica. L'elenco dei casi sollevati da MIlena Gabanelli e dalla sua squadra è impressionante, com'è impressionante il numero di indagini giudiziarie e relativi processi che la magistratura ha aperto dopo le sue inchieste. Persino il parlamento ha legificato per risolvere gravissimi problemi denunciati da Report. E' considerevole il numero delle querele ricevute dalla Rai, concluse sempre in suo favore perchè la Gabanelli, al contrario della gran parte dei giornalisti "schierati", verifica sempre la regolarità delle sue fonti.
In molti anni mai Berlusconi aveva sollecitato la chiusura della trasmissione, invece recentemente si è trovata al centro di polemiche e di tentativi di strangolamento. La nuova "serie" di inchieste sembrava che non potesse andare più in onda. Il direttore di Rai3 ha tirato a dritto, rimettendoci il posto nonostante Rai3 sia la rete della Rai con i migliori indici.
Adesso è tutto più chiaro?

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La Magistratura politicizzata e la questione giustizia


Parafrasando una frase famosa del glorioso ventennio (cui ormai manca poco, in molti sensi, al suo raggiungimento) "Berlusconi traccia il solco, il giornalista di famiglia lo difende". Nell'editoriale odierno, sul giornale di famiglia (e quindi uno dei pochi obiettivi!), il gladiatore della libertà Vittorio Feltri elabora in termini semplici un teorema fondamentale della politica berlusconiana (vedi più in basso l'intero editoriale):
i  magistrati fanno politica quando usano le manette per eliminare Berlusconi, scelto dagli italiani per governare, e mandare al suo posto la sinistra.
Non a caso a Feltri sfuggono alcuni ragionamenti, che la solita ben studiata semplificazione porta a distorcere completamente la realtà.
Se il politico invece di fare politica pone in essere comportamenti illegali, questa non è più politica ma attività criminale che diventa oggetto della magistratura.
Con tre gradi di processo ed una delle legislazioni più garantiste del pianeta, soprattutto nei riguardi di chi ampia disponibilità economica, Berlusconi non può eccepire niente. Infatti, a parte il solito soliloquio delle "toghe rosse", e numerosi processi portati avanti da centinaia di magistrati (inquirenti e giudicanti) solo il più colossale complotto della storia potrebbe giustificare razionalmente la sua assoluta innocenza.
Complotto che, dopo 15 anni, non si è mai risolto in una sola denuncia. Quindici anni, centinaia di persone, e mai una sola prova, una sola denuncia, un solo pentito?
Ulteriore semplificazione, importantissima, è il sillogismo "si toglie di mezzo Berlusconi per mandare al governo la sinistra".
Allora il PDL è soltanto Berlusconi?
Gli elettori del centrodestra votano solo perchè c'è Berlusconi?
Se fosse davvero così allora la democrazia italiana è davvero poca cosa, o almeno la politica del centrodestra. Basterebbe questo a giustificare davvero un governo della sinistra, che non si risolve in un'unica figura salvifica e miracolesca.
Altra falsa verità che viene ripetutamente gridata è che la magistratura perseguita Berlusconi da quando è entrato in politica (menzogna a supporto della menzogna principale, quella delle "toghe rosse" che fanno politica).
Basta andare su wikipedia per verificare la situazione giudiziaria del premier, non contestata da nessuno.
Nel 1979 ha la prima visita della GdF, il capo pattuglia pochi mesi dopo si licenzia e va a lavorare come avvocato per Fininvest. Completano il curriculum una condanna per favoreggiamento ed un posto in parlamento per Forza Italia.
Nel 1983, causa pericolose frequentazioni, è posto sotto indagine ed intercettazione per traffico di stupefacenti.
Come dovrebbe essere noto è stato condannato per falsa testimonianza nel 1990 in seguito alla sua iscrizione alla loggia massonica deviata P2. Reato estinto per amnistia.
Questo prima della sua discesa in campo.
Successivamente ha goduto di una seconda amnistia per falso in bilancio, tre sentenze di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, cinque assoluzioni, due sentenze che riconoscevano di non doversi più procedere perchè il fatto non era più previsto come reato ( c.d. "leggi ad personam").
Giusto per precisare altre false verità: quella sui cento e più processi (poco più di una decina) e sulla sua assoluta innocenza.
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Da "IL GIORNALE" di lunedì 16 novembre 2009
L`EDITORIALE SE LA GIUSTIZIA FA POLITICA NON FA GIUSTIZIA di Vittorio Feltri
lI professor Ernesto Galli della Loggia, ieri, col suo editoriale ha illumìnato il Corriere della Sera e, ci auguriamo, i suoi lettori. Titolo del pezzo:
«Se il Paese finisce in un vicolo cieco». In effetti siamo alla paralisi, e questo nel nostro piccolo lo abbiamo scritto più volte anche noi col risultato apprezzabile di renderci antipatici.
Ciò che impressiona nell`analisi di Galli della Loggia è la freddezza e la lucidità.
Ne propongo un passo decisivo.
«Attenzione: non sto accusando la magistratura di essere "politicizzata". Sto dicendo un`altra cosa: poiché il semplice fatto che il presidente del Consiglio sia raggiunto da un avviso di garanzia, inquisito o addirittura portato in giudizio, poiché questo semplice fatto possiede un`indubbia e drammatica valenza politica, e poiché negli ultimi quindici anni è capitato che chi ha il potere di porre in essere un tale fatto, cioè la magistratura, lo ha posto in essere in un modo o in un altro oltre un centinaio di volte, è difficile negare, di conseguenza, che nell`Italia di oggi essa abbia pienotitolo ad essere considerata alla stregua di un attore politico vero e proprio».
Traduco per gli avventori della Trattoria Falconi in Ponteranica: la magistratura non è politicizzata, ma fa politica quanto un partito e usa mezzi impropri, quali la minaccia delle manette e centinaia di inchieste giudiziarie, allo scopo di eliminare Berlusconi che vincendo le elezioni e governando il Paese impedisce alla sinistra di farlo al posto suo.
Mi scuso col professore per la brutale semplificazione, ma quando ce vo` ce vo`. E un fatto che Galli della Loggia ha centrato il problema, e a lui succede spesso, meno o mai alla maggioranza dei suoi colleghi del Corriere. Ora si tratterebbe di convincere anche il direttore Ferruccio de Bortoli, mio caro amico, che dire le cose come stanno non significa essere berlusconiani né far pendere il Corriere a destra, ma semplicemente informare i lettori dei motivi per cui il premier cerca di proteggersi con leggi considerate ad personam, dalle Procure e dai giudici. Lo fa non per sottrarsi ai processi ma per impedire che i processi siano utilizzati quali strumenti non già di giustizia bensì di politica.
E evidente. Se un imprenditore ha costruito un impero in oltre trent`anni di lavoro senza essere sfiorato dalle toghe, poi si butta in politica e, da quel momento, gli toccano oltre cento procedimenti giudiziari, portati avanti con accanimento, è impossibile pensare sia tutto giusto.
Galli della Loggia ha messo il dito nella piaga: la magistratura è un partito. E se è un partito, ovvio che Berlusconi se ne difenda con il suo partito, il Pdl, tentando di ristabilire un minimo di equilibrio in una battaglia assolutamente politica. Peccato che alcuni alleati del Cavaliere non abbiano capito il concetto o facciano orecchie da mercante; idem l`opposizione che da questa anomalia trae vantaggi. Sicché non si trova una via di scampo.
I finiani si sono scoperti formalisti e adoratori delle norme pur di non dare una mano al premier; Napolitano rimpiange addirittura i compagni delle Frattocchie; Bersani se ne infischia. E Berlusconi è solo contro un esercito di giudici.
A nessuno viene in mente che da una situazione di emergenza si esce soltanto con una iniziativa d`emergenza, fosse anche una legge su misura che riconduca alla normalità indispensabile per restituire, poi, la giustizia alle sue vere funzioni con una riforma radicale, in maniera sia al servizio del Paese e non della politica. Che va fatta in sedi diverse dai-tribunali.
Questa è la soluzione. Altrimenti si andrà di nuovo alle urne. Per disperazione.

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Cosentino e le sfortunate coicidenze

>> venerdì 13 novembre 2009


Non appena la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l'onorevole Cosentino sono ripartite le solite prefiche:
"Toghe rosse" ma soprattutto "Giustizia ad orologeria".
Cosentino è formalmente indagato per concorso esterno in associazione camorristica da più di un anno, tanto che qualche tempo fa fu presentata un'interrogazione parlamentare per sollecitare le sue dimissioni da sottosegretario. Le elezioni regionali si terranno tra più di quattro mesi e solo da poche settimane si parla di lui come principale candidato (per molto tempo la candidata in pectore era Mara Carfagna).
Vediamo un po' altre coincidenze.
Silvio Cosentino (il padre) detto o' americano ha un casellario giudiziario di tre pagine, fra le quali spiccano lesioni personali, danneggiamento, tentata truffa, sequestro di persona (semplice), poi mette la testa a posto e si butta nel settore dei petroli (elemento assai importante).
Mario Cosentino, uno dei fratelli di Nicola, è sposato con Mirella Russo, sorella di Giuseppe, capo camorrista condannato all'ergastolo per omicidio.
Giovanni Cosentino, altro fratello di Nicola, è sposato con la figlia del boss camorristico (deceduto) Costantino Diana.
Antonio Cosentino, ennesimo fratello, è stato controllato dalla Polizia perchè trovato insieme ad un soggetto con precedenti per tentato omicidio, estorsione e associazione mafiosa.

Con questi precedenti non è strano che la Prefettura non rilasci all'impresa di famiglia la certificazione antimafia, necessaria per gli affari di famiglia (appunto).  I Cosentino ricorrono fino al Consigli odi Stato, perdendo, infatti il massimo organo sncisce che sussistono "elementi unicivi e non contestati da cui ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo di infoltrazioni mafiose".
Per coincidenza il governo Berlusconi avvicenda il prefetto ed il nuovo prefetto appena nominato finalmente rilascia il sospirato certificato con il quale ripartono gli appalti con lo Stato. Certificazione che il prefetto oggi (per coincidenza) non potrebbe più rilasciare essendo oggi l'onorevole Maria Elena Stasi (PDL).


Altra coincidenza che in data 9 ottobre 1993 l'intera famiglia Cosentino si riunisce davanti ad un notaio per acquistare un terreno da Mario Schiavone, boss camorristico e braccio destro del più famoso Sandokan. Strana coicidenza a dire il vero giacchè il terreno viene acquistato per 40 milioni mentre l'azienda fattura già 20 miliardi, e da allora non viene neppure utilizzato.

Coincidenza ancora più inquietante riguarda il ben noto disastro ferroviario di Viareggio nel quale sono perite più di trenta persone: il treno merci che non doveva circolare perchè in precarie condizioni di manutenzione trasportava un carico di GPL destinato proprio all'azienda dei Cosentino.

Ultima coincidenza che vogliamo ricordare è quella legata alla contestatissima centrale elettrica di Sparanise, per mera coincidenza fu scelto per la sua collocazione un terreno che dopo un vorticoso giro societario era finito alla SCR, legata a Giovanni Cosentino, che in un sol colpo incassò dieci milioni oltre ad un milione all'anno.
Indovinate chi c'era all'inaugurazione della centrale in rappresentanza dello Stato?

Coincidenze ad orologeria.
Non c'è da stupirsi se per lui garantisce Berlusconi.

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